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Correttivo appalti in Gazzetta: vecchi progetti definitivi salvi fino al 20 maggio 2018

09-05-2017

Almeno le previsioni della vigilia sono state rispettate. Il decreto Correttivo della riforma degli appalti è arrivato al traguardo della Gazzetta Ufficiale nella serata di venerdì 5 maggio. La pubblicazione del Dlgs - che ha preso il numero 56/2017 - ha messo fine ai rischi di alimentare un "giallo" sui ritardi della pubblicazione, probabilmente legati anche a lavoro di "pulizia formale" del testo uscito dal Consiglio dei Ministri, oltre che di stesura delle note di un testo che conta 131 articoli e produce ben 441 modifiche al nuovo codice degli appalti (Dlgs 50/2016) varato solo un anno fa.
 
Stazioni appaltanti e imprese avranno due settimane per prendere confidenza con l'ondata di correzioni. Le novità diventeranno operative dal 20 maggio e dunque si applicheranno ai bandi pubblicati dopo questa data. L'altra data di rilievo immediatamente decifrabile con la pubblicazione del Correttivo è quella relativa alla "sanatoria" dei vecchi progetti definitivi messi in fuori gioco dall'entrata in vigore repentina del divieto di appalto integrato . Le stazioni appaltanti che hanno tenuto nei propri cassetti un progetto approvato prima del 19 aprile 2016, senza aver avuto modo di svilupparlo fino allo stadio esecutivo, potranno metterlo in gara senza violare il nuovo paletto fino al 20 maggio 2018. Il decreto stabilisce infatti che il divieto di appalto integrato «non si applica per le opere i cui progetti definitivi risultino definitivamente approvati dall'organo competente alla data di entrata in vigore del presente codice», data che coincide con il 19 aprile 2016, «con pubblicazione del bando entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione»: termine che scade il 20 maggio 2018.
 
Confermata anche la cancellazione del potere di «raccomandazione vincolante» dell'Anac nei confronti delle amministrazioni colte in fallo nella gestione di una gara d'appalto. Una "falla" che, dopo le polemiche, dovrebbe essere rimediata con un emendamento in sede di conversione della manovra alla Camera. La norma cancellata - hanno preannunciato Stefano Esposito e Raffaella Mariani, i due relatori che hanno seguito tutta la partita della riforma appalti in Parlamento - sarà ripristinata nella forma che aveva prima dell'abrogazione, senza modifiche.

 

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